Ponza

Il Porto

 

 

Chiaia di Luna, esposta a occidente e protetta dai venti del nord da un’imponente parete di tufo bianco e giallo, è la spiaggia più famosa di tutto l’Arcipelago. Nell’antichità vi sorgeva un porto greco dedicato alla diva Luna e ancora oggi nei suoi fondali tersissimi è possibile rinvenire resti di antiche costruzioni e frammenti di anfore. Lo scoglio a forma di schiena d’asino, antistante la spiaggia, offre a chi s'immerge uno scenario mirabile. È infatti interamente traforato nella parte sommersa e la luce del sole, filtrando, lo riveste di colori iridescenti. La spiaggia è raggiungibile oggi, come duemila anni fa, grazie a un tunnel di probabile origine greca, ripristinato in seguito dai Romani che praticarono nella volta ampi lucernai e rafforzarono il passaggio con mura in «opus reticolatum». Da visitare sono anche due minuscoli ponti a destra dell’entrata del tunnel, che portavano alla Necropoli.

Lucia Rosa – Da Chiaia di Luna a Lucia Rosa la costa si fa accidentata e inaccessibile. Fra gole precipiti si aprorio spiagge dai sassi bianchissimi, sulle quali si spingono lame inclinate di rocce. I faraglioni e la spiaggia di Lucia Rosa sona circondati da bassi fondali pescosissimi. Fra le prede più pregiate: cernie, pesci-sole e saraghi. Il nome dell’intera baia è legato alle disavventure amorose di una fanciulla dell’Ottocento che, ostacolata nel suo desiderio di sposare un povero contadino, si uccise precipitandosi dalla rupe. A circa mezzo miglio dai faraglioni si scorge la pericolosa «Secca dei mattoni», che deve il nome al naufragio, nei primi anni del nostro secolo, di un legno carico di materiale edile. Tra i mattoni, che rivestono in parte lo scoglio sommerso, hanno formato le loro tane murene e saraghi

 

Palmarola A circa sei miglia da Ponza, c'è l'isola che da molti è considerata la più bella del Tirreno. Palmarola è disabitata, anche questo è il suo fascino. Tra faraglioni e calette dalle acque cristalline, si apre l'unico appro di Cala del Porto, ben utilizzabile con il suo fondale di sabbia buona tenitrice, davanti alla spiaggia dove offrono ristoro i due soli ristoranti dell'isola, l'unico posto abitato e solo nella buona stagione. Più selvaggia è Zannone, dalla vegetazione lussureggiante che la caratterizza e che certamente era presente su tutto l'arcipelgo, prima che i romani ne facessero materiale per le loro navi. In presenza di venti settentrionali ci si ormeggia nell'insenatura rocciosa a sud dell'isola, evitando, quando si proviene da Ponza, gli scogli e le secche residui della dorsale di congiungimento. Palmarola è un miracolo: isola di una certa grandezza che riesce ad essere praticamente integra malgrado disti poco più di sessanta miglia da una grande metropoli d'Italia come Roma. Pochi ad apprezzare quella sua condozione di solitudine, di silenzio, di vuoto, di meraviglia. Palmarola, sola con le sue rocce vulcaniche multicolori e le acque trasparenti e profonde, miraggio di fondali da esplorare e scoprire. Palmarola, stupefacente nel suo sonno protetto, cullato da un mare trasparente, sussurrante, rassicurante. Oggi è riserva naturale protetta; ma l'isola, per la sagezza tradizionale dei ponzesi, da sempre è stata protetta. Per questo è salva.

 

Ventotene è l'altro Comune del piccolo arcipelago. Lunga circa 2800 metri, larghezza massima 800 metri, alta nel punto più elevato appena 139 metri (Monte dell'Arco), l'Isola presenta caratteristiche assai diverse da Ponza. Più compatta, denuncia la sua origine vulcanica nelle terre rossastre e brune, coperte da bassa vegetazione e da fichi d' India. Luogo di esilio per la bella Giulia figlia di Augusto, Agrippina, consorte di Germanico, e Ottavia, sterile moglie di Nerone, conserva resti della villa imperiale presso Punta Eolo. La chiesa, dedicata a S. Candida, è del 1765, su disegno del Winspeare.  Il giro dell' isola riserva piacevoli sorprese, partendo da Punta Eolo (tipiche le basse rocce a taglio verticale, come parallelepipedi); Cala Rossano con il porticciolo per le motonavi, la spiaggetta, le "grotte"; la tufacea Punta del Pertuso, sede del porticciolo romano, con banchine sormontate da suggestivi archi naturali pure di tufo; la spiaggetta di Cala Nave con i due scogli della Nave di Terra e della Nave di Fuori; la Punta dell' Arco, Punta Pascone, Cala Parata Grande, con un'altra spiaggetta, gli Scogli degli Sconcigli. Il pittoresco ridente abitato costituisce con i suoi chiari colori un esempio di insediamento mediterraneo, semplice e lindo. Collegamenti: motonavi ed aliscafo da Formia (e Anzio in estate).

S. Stefano A poco più di mezzo miglio da Ventotene, per lunghi anni ha legato il suo nome all'ergastolo (l' edificio circolare, fu costruito nel 1794 - 95 dall' architetto Carpi) ormai da tempo soppresso.